Ribaltare una cultura, RIFIUTARE IL COLLARE A STRANGOLO!!!


Mi sono avvicinata alla cinofilia come molti: partendo da un cane che tirava al guinzaglio.

Ho adottato Kenya in Canile, quando era poco più che un dolce adolescente un po’ ribelle, ma molto simpatico e, assolutamente, non aggressivo. Kenya ed io abbiamo da subito cominciato a fare insieme lunghe passeggiate, nei luoghi più disparati. Prima di lui, avevo vissuto intensi rapporti con i miei cani, ma non avevo avuto un gran da fare, forse per fortuna, forse perché tutti erano così rilassati e liberi da non dover richiedere chissà quale viscerale scervellamento educativo. Il mio Kenya era diverso. Diverso era il mio desiderio di come vivere il cane, diverso era il suo modo di approcciarsi alle passeggiate, diverso era l’impegno che le sue caratteristiche fisiche mi richiedevano in forze ed in tutela delle altre persone e animali.

Kenya pesa circa 40 kg, è grosso e nero e il fatto che possa sembrare molto, molto pericoloso, mi fa un po’ ridere, ma, onestamente, ha un senso!Kenya

Se penso alle nostre uscite di circa 6 anni fa e se penso che adesso ho la straordinaria fortuna di essere entrata nel magnifico mondo dell’educazione (gentile) del cane, mi vergogno orrendamente. Se in passato vi è capitato di vedere in giro una furia nera con attaccata al guinzaglio una persona al galoppo, ecco…è possibile che abbiate incontrato me e Kenya! Lui decideva le nostre passeggiate. Al guinzaglio era decisamente eccitato e sotto stress, abbaiava a qualsiasi cane incontrasse, terrorizzava i malcapitati passanti, stressava me e chiunque ci accompagnasse. Col tempo ho capito che il problema più grave era il fatto che fossi IO a stressare lui. Per me, le nostre passeggiate erano un incubo e la cosa era estremamente frustrante, soprattutto perché camminare con lui, ogni giorno, era ciò che desideravo di più. Ogni cosa tentassi non funzionava, ogni giorno era peggio e quindi ad un bel punto dissi “Basta”! Mi decisi ad iscriverci ad un corso di educazione di base ed io e Kenya ci buttammo in quella che credevamo essere l’esperienza che ci avrebbe cambiato la vita. In un certo senso, quello che credevamo era vero! Ci trovammo immersi in un mondo di “collari a strangolo” (letteralmente un cappio in ferro o in corda che si stringe intorno al collo del cane quando tira e che può essere utilizzato per strattonare il povero animale quando noi reputiamo, erroneamente peraltro, che lui sta sbagliando), di strattonamenti e (non sto esagerando) di impiccagioni!!! Eravamo sì ad un corso di educazione cinofila, ma il corso in cui eravamo incappati era basato sulla coercizione, sulle punizioni, sulla totale non comprensione del cane ed il totale disinteresse per i suoi stati emotivi. Per qualche tempo, restammo. Non potrò mai perdonarmelo (anche se mai ho permesso a nessuno di strattonare o impiccare il mio cane). Sentivo che c’era qualcosa che non andava in quel “metodo”, ma gente più esperta mi diceva che era l’unico modo per fa sì che il cane si comportasse bene, che non gli stavo facendo male ed io, stupidamente, gli credevo. Non c’è che dire: Kenya in campo era bravissimo, ma fuori era peggio che mai: tirava più di prima, ansimava più di prima, abbaiava più di prima agli altri cani. Io ero sempre più demotivata e confusa, lui sempre più infelice e nervoso. Ormai non uscivamo più in passeggiata, stavamo meglio nella tranquillità di casa nostra, ma impedirgli di socializzare e rinchiuderlo nel mondo dorato e monotono del nostro giardino, mi faceva stare male: io fossi stata in lui non ci sarei voluta stare!

Però sì, possiamo dire che il quest’addestramento tradizionale e violento ha dato il via al cambiamento: un giorno, improvvisamente, feci un incontro che ci cambiò la vita: una persona ci avvicinò al Metodo Gentile nell’Educazione Cinofila, mi spiegò che si poteva insegnare al cane qualsiasi comportamento ricorrendo al solo Rinforzo Positivo, mi mise in guardia sui danni, fisici ed emotivi, del collare a strangolo e delle educazione coercitiva, , ma soprattutto mi aprì una strada sull’immenso e bellissimo mondo emotivo del cane. Di colpo io e Kenya eravamo rinati, entusiasti, desiderosi di imparare, più rilassati e positivi. Imparammo cosa significa realmente passeggiare insieme. Io capii perché il mio Amore Nero abbaiava agli altri cani al guinzaglio per poi “sorridere” felice ad ogni amico canino incontrasse quando era libero. Cominciai a rilassarmi e ad essere felice di noi, Kenya lo sapeva e rispondeva come gli era naturale: con la spettacolarità che ogni cane ha dentro di sé! Io ho solo imparato a capirlo, lui ha solo fatto quel che gli riesce meglio: il cane! L’esperienza con lui, con le nostre difficoltà, col nostro rapporto mi ha avvicinato al lavoro che faccio, quello dell’educatore cinofilo di metodo gentile. Ogni giorno mi sento chiedere come migliorare la condotta al guinzaglio e soprattutto mi sento chiedere “perché il collare a strangolo non va bene?”.

Con queste righe, voglio soltanto rispondere a questa domanda nella maniera più semplice da tenere a mente:

–          Un cane non tira per “dispetto”, né per arrivare prima da qualche parte: tira perché qualcosa, nell’ambiente esterno lo disturba, lo preoccupa, aumenta i suoi livelli di stress. Attenzione: il problema potremmo anche essere noi, quelli proprio attaccati all’altro capo del guinzaglio!

Il punto è: vogliamo capire perché il nostro cane tira, risolvere il suo problema, oppure risolvere solo il nostro ed inibirlo talmente tanto da ridurlo ad un peluche che cammina? Se volete aiutare il vostro cane e trarre voi stessi beneficio da questa seconda empatica e coscienziosa soluzione, il collare a strangolo proprio non fa per voi!

–          Il collare a strangolo fa male!!! Come dicevamo, esso altro non è che un cappio che si stringe intorno al collo del cane quando il guinzaglio va in tensione e che provoca una sensazione di soffocamento nell’animale, aumentando stress e dolore fisico. Non sono da sottovalutare i risvolti emotivi dell’uso di un cappio: il cane associa distress e paura alle sue uscite in passeggiata (o all’attività sportiva se ne fate e vi viene consigliato l’uso dello strangolo in allenamento) che diventano per lui un vero incubo e verso le quali con ogni probabilità sviluppa sentimenti ambivalenti: uscire con noi per lui potrebbe essere molto bello, peccato dover temere di essere strattonato e soffocato continuamente!

–          Per quanto riguarda i danni fisici associati all’uso del collare a strangolo mi limito ad elencare le patologie più eclatanti: danni a trachea ed esofago, traumi alla colonna vertebrale (zona cervicale), svenimenti! Cito poi uno studio del 1992 in cui Hallgren indica che in un gruppo di cani con anomalie cervicali il 91% (!!!) era stato sottoposto all’uso del collare a strangolo. (Fonte: A.S.E.T.R.A.).

–          Il collare a strangolo rovina il rapporto tra noi ed il nostro cane (www.waggingweb.com). Se vogliamo essere per lui una base sicura, un punto in cui può rifugiarsi quando ha un problema con qualcosa o qualcuno, una fonte di fiducia continua, non dovremmo mai, MAI, usare metodi violenti. Ha senso picchiare un bambino per indurlo a smettere di avere ansie o paure? Ha senso cercare di ottenere rispetto con la violenza? E’ accettabile, per un essere umano che possa definirsi tale?

In realtà esserci sempre per lui, capirlo, aiutarlo con la dolcezza, rende qualsiasi cane capace di affrontare al meglio ogni situazione e soprattutto, se siamo così superiori al livello cerebrale rispetto alle altre specie, come diciamo di essere, perché non usiamo il cervello? Perché non abbandoniamo le brute e antiquate maniere forti??? Dovremmo essere in grado di farlo, no??? Personalmente credo che pensare solamente al nostro tornaconto, volendo gestire un cane con lo strangolo perché temiamo di finire a terra e fregandocene di come lui si sente, del dolore che sperimenta, dei danni fisici a lungo termine, sia un vero e proprio assassinio del senso di altruismo di cui l’essere umano dovrebbe essere pervaso…

–          Il collare a strangolo NON FUNZIONA! L’ho sperimentato sulla mia pelle e (ahimè) su quella di Kenya! Per quanto il vostro cane possa essere un campione in un campo di addestramento coercitivo, con ogni probabilità (e a meno che non siate così inclini agli strattoni da arrivare a distruggerlo totalmente…ed in quel caso lo inibirete pesantemente) non risolverà il suo problema all’esterno, anzi…Quando il cane in passeggiata sarà molto stressato o preoccupato, la presenza del collare a strangolo e dell’individuo violento attaccato all’altro capo del guinzaglio (che solo poco tempo prima aveva le sembianze del suo proprietario) aumenterà i suoi livelli di stress e di reattività verso gli stimoli esterni: il cane potrebbe presentare reazioni di fuga  e, addirittura, diventare più aggressivo quando sottoposto a stimoli che gli causano un aumento dell’eccitazione (cani, persone), già pericolosamente elevata dalla modalità di gestione.

–          Il collare a strangolo non vi farà mai capire CHI realmente è il vostro cane: per mesi non mi sono fidata, per mesi ho pensato che Kenya non potesse imparare a viversi serenamente le passeggiate, per mesi mi sono interrogata sul suo comportamento ambivalente verso gli altri cani (“lo sbrano!” al guinzaglio, “lo amo!” da libero!). Solo ora conosco il mio cane al 100% ed ho la sua fiducia al 100%!!!

–          La cultura del potere e del comando deve essere ribaltata! Non si ottiene rispetto con la prevaricazione e la violenza, non si costruisce un rapporto urlando più forte. La violenza genera solo violenza. Quello composto da uomo e cane può essere un binomio fantastico di partecipazione ed empatia e niente vi darà più gioia e risultati dell’abbandonare l’idea uno dei due debba per forza prevalere sull’altro.

Kenya adesso lavora con me solo in metodo gentile! E’ un campione, è il mio amore! Riesce a tollerare alti livelli di stress, rimanendo sempre presente e sicuro in passeggiata. Ha rapporti fantastici con gli altri cani e l’averli conosciuti da libero, l’averli capiti facendosi capire, ha annullato il suo abbaio al guinzaglio. La sua capacità di comunicare è così sviluppata e così elevata che lavora spesso in classe di comunicazione, aiutando i cani che, come forse sarebbe stato lui se avessi continuato l’addestramento in coercizione, hanno problemi con i propri simili. In passeggiata, ogni tanto il guinzaglio può essere teso, ma lui non mi sposta ed io faccio altrettanto. Le nostre uscite “incubo”, sono adesso un idillio gioioso di condivisione e scoperta. So chi è, lui sa chi sono…e stiamo bene!!!